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Ciclismo estremo

06-04-2011 20:43 - News Generiche
Pedalare a oltranza. Finché neppure un centimetro di muscolo si sottrae al dolore fisico. E continuare, perché il motore, quello che dà la spinta vera, non è la gamba ma la testa. Sta tutto qui il segreto dell´ultracycling, sport certamente da definire estremo, che porta i ciclisti a pedalare per centinaia di chilometri di fila, stando ore e ore in sella. Roba che al confronto i "tapponi" del Giro d´Italia impallidiscono.
Sport per pochi, sport per campioni veri. Quello italiano, trionfatore ai recenti campionati assoluti, sta di casa a Mira Porte. E´ Fabio Biasiolo ed è un vero e proprio testimonial del "doping free", la lotta al doping. «Puoi scegliere di raggiungere certe prestazioni con la scorciatoia, oppure ammettere i tuoi limiti, fare di tutto per provare a superarli ma anche accettare di fermarti se non ce la fai». E´ la filosofia vincente di Biasiolo che ha scelto l´ultracycling proprio per mettersi alla prova, per arrivare al limite della resistenza e magari andarci un po´ oltre. «Ma in tutto questo - spiega - il fisico conta fino ad un certo punto. C´è la predisposizione genetica per questo tipo di sforzo, sicuramente. E ci sono gli allenamenti. Ma poi deve scattare qualcosa a livello mentale». E lì, non c´è doping che tenga. «Dopo ore in sella, con tutti i muscoli doloranti, puoi solo fare appello alle tue forze interiori. Che significa fare in modo che la testa esca dalla dimensione della bici, dello sforzo fisico, del dolore per entrare in una dimensione altra». Pensieri in libertà, possibilmente lontani dal "qui e ora" della corsa: è così che si resiste. «Conta la predisposizione mentale. Ho fatto gare più veloci di altre quando avevo meno allenamento nelle gambe, ma una maggiore tranquillità mentale. Quando proprio non ce la faccio più, penso alla mia vita, rivedo all´indietro il film delle mie esperienze. E´ il modo migliore per andare avanti».

 
 

G.S. Bellaria Cappuccini
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